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La morte. la fanciulla e l’orco rosso
18,00 € iva inclusaQuesto libro affronta il tema dei crimini partigiani, o meglio, delle narrazioni su presunti «crimini partigiani» il cui scopo è denigrare la lotta al nazifascismo. Lo fa concentrandosi sul “caso” Giuseppina Ghersi, adolescente uccisa a Savona nell’aprile 1945. Per decenni trascurata dagli stessi neofascisti, nel nuovo secolo la morte di Giuseppina è diventata un leitmotiv della destra ligure, col tempo arricchendosi di dettagli sempre più macabri. La storia era ormai splatter quando nel 2017 i media nazionali l’hanno ripresa e diffusa senza alcuna verifica. Per stabilire la verità storica Nicoletta Bourbaki ha avviato un lungo lavoro di ricerca negli archivi, sopralluoghi, raffronto di documenti e testimonianze. Va detto subito: la storia della «bambina vittima dei partigiani-mostri» è falsa in quasi ogni suo elemento, a cominciare dal mai esistito «tema dedicato al duce», che da solo avrebbe scatenato l’odio dei «rossi». Testimonianze diverse, anche inaspettate, indicano in Giuseppina una nota e per certi versi dichiarata spia fascista, intenta a minacciare cittadini, protetta da marò e brigate nere. Anche i suoi genitori erano disprezzati, perché compromessi col regime, per gli exploit della figlia e perché ostentavano privilegi. Sul caso Ghersi, spiega il libro, non pesò alcuna «congiura del silenzio». Vi furono inchieste e processi, nei cui atti i dettagli horror cari ai fascisti non trovano riscontro, come non lo trova l’accusa più infamante, quella di stupro. Indagando, Nicoletta si è imbattuta in un altro «crimine partigiano», anch’esso ambientato in Liguria: l’«eccidio di Monte Manfrei». Due casi intriganti perché emblematici. Smontandoli, vediamo come funziona la macchina delle storie antipartigiane, e come nell’attuale infosfera tali storie diventino virali.
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leggere i grundrisse. un viaggio negli appunti di karl marx
20,00 € iva inclusaleggere i grundrisse. un viaggio negli appunti di karl marx
20,00 € iva inclusaI Grundrisse sono di gran lunga il libro di Marx più interessante e più difficile. Si tratta di una serie di appunti personali in preparazione della stesura de Il Capitale, scritti in modo frenetico in tempi non meno frenetici. È a sé stesso, in parole povere, che Marx si rivolge, in un flusso di coscienza in grado di proiettare su carta possibilità e interrelazioni che potranno o meno rivelarsi importanti per i suoi più ragionati studi successivi. Questo stile lo rende un testo allo stesso tempo eccitante e frustrante, da sempre ostico per i non addetti ai lavori. David Harvey apre un varco nel flusso di pensiero marxiano, per incoraggiare il maggior numero di persone a entrarvi. Non scrive una “guida”, non espone la sua personale interpretazione dell’opera: ne accompagna la lettura rimodulandone il linguaggio. Lo studio dei Grundrisse è un viaggio alle fondamenta dell’immaginazione teorica di Marx. Il capitale è analizzato con una prospettiva che ne privilegia i processi, le relazioni, i flussi e le tensioni contraddittorie operanti dentro una totalità che comprende al suo interno i diversi momenti di produzione, consumo, realizzazione, distribuzione e scambio. L’obiettivo è far luce sull’origine dell’alienazione delle persone che lavorano, ma anche sulla loro forza creativa. Pur vivendo oggi un’epoca molto diversa da quella vissuta da Marx, i Grundrisse si rivelano un testo profetico, che illumina molti aspetti del mondo capitalista contemporaneo. Con passaggi che, nonostante la rigorosa impostazione materialistica, esprimono un desiderio di natura utopica, al confine degli stessi limiti materiali e politici.
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pane e le rose. antologia di racconti working class (il)
10,00 € iva inclusaLe persone che fanno letteratura sono sempre considerate voci eccellenti e sensibili e mai voci privilegiate. L’industria del libro però riproduce e amplifica al proprio interno le storture nell’accesso e nella distribuzione del capitale culturale, a partire dai maggiori premi letterari: le persone working class – necessarie per la stampa, il magazzinaggio e la logistica del libro – sono completamente invisibili. Dopo i Festival di letteratura working class organizzati a Campi Bisenzio qualcosa inizia a cambiare e nascono anche premi letterari dedicati alla letteratura working class. Il primo è stato “Il pane e le rose”, premio istituito nel 2022 dalla biblioteca del Comune di Montelupo Fiorentino. Per gli organizzatori la lettura dei racconti in concorso è stata «una galoppata (atroce e bellissima) nel mondo del lavoro e dei lavoratori, dei diritti (negati) e delle lotte sindacali. La loro eterogeneità permette di costruire un enciclopedico quadro del mondo del lavoro». Questa antologia raccoglie i racconti finalisti delle prime due edizioni del premio, insieme ad altri due: uno della scrittrice e sindacalista Simona Baldanzi e l’altro di Dario Salvetti, tra i portavoce della vertenza dell’ex Gkn. In appendice, alcuni articoli fanno il punto sullo stato dell’arte della letteratura working class, che sta consolidando la propria ricerca. Attraverso l’idea che la capacità di narrare e quella di rivendicare i propri diritti siano in realtà una cosa sola.
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fabbrica dei sogni (la)
13,00 € iva inclusaLa voce narrante è quella di una donna nata in una famiglia contadina e operaia. Il luogo è una fabbrica abbandonata dal padrone, che gli operai si ostinano a non abbandonare: la Gkn di Campi Bisenzio. Quando Agata incontra questa lotta, dopo il licenziamento di 500 operai e la chiusura dello stabilimento, succede un miracolo: la vita e la scrittura, l’amore e le storie insorgono. E un percorso di generazioni legate da memorie di fame e olivi, di semiassi e dignità, si stende sulla pagina. Da “una stanza tutta per sé” a “una fabbrica tutta per noi”. Le vite si trasformano tra mobilitazioni, assemblee, convergenza con altri movimenti, azionariato popolare, progetti di riconversione ecologica, intelligenza e cultura collettiva. Come raccontare una storia operaia, se non hai ereditato il privilegio di crescere in una casa piena di libri? Può la scrittura essere un destino, in chi ha assaggiato nella minestra dei nonni il peso dell’analfabetismo, il timore e la riverenza verso i libri e la cultura alta? Se gli scrittori borghesi hanno colto della fabbrica la serialità della produzione e il tempo morto dell’alienazione, la scrittrice con una famiglia operaia alle spalle trova, in un progetto di fabbrica socialmente integrata e reindustrializzata dal basso, la condizione stessa per raccontarsi, intrecciando questioni di genere e classe. Non la fabbrica che inquina, ma la fabbrica dei sogni che si fanno scrittura, speranza e desiderio.
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| Con la testa e con le mani | | 2 | 10,00 |
10,00 € iva inclusa| Con la testa e con le mani | 9791255600480 | 2 | 10,00 |
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atrocità di mussolini. i crimini di guerra rimossi dell’italia fascista (le)
20,00 € iva inclusaQuesto libro è stato già pubblicato nel 1992 (con il titolo L’Olocausto rimosso), ma nessuno ha mai potuto trovarlo in libreria. La casa editrice Rizzoli decise infatti, subito dopo averle stampate, di mandare al macero tutte le copie di questo testo, ritenuto evidentemente troppo scomodo. Il lavoro di ricerca di Michael Palumbo sulla storia dei crimini di guerra del fascismo era già presente nel documentario Fascist Legacy prodotto dalla Bbc nel 1989, anch’esso acquistato dalla Rai e mai mandato in onda nonostante L’Unità del 10 giugno 1990 lo definisse come l’opera che «ha posto fine per sempre alla leggenda degli “italiani brava gente”». Palumbo ha portato infatti alla luce la decisiva documentazione proveniente dagli archivi nazionali degli Stati Uniti a Washington DC e dalla Commissione delle Nazioni Unite per i Crimini di Guerra con cui, insieme a ulteriore materiale reperito in dieci lingue diverse, comprova le atrocità commesse in tutti i paesi in cui l’Italia entrò in guerra: dalla Libia all’Etiopia, dalla Grecia alla Jugoslavia. Crimini poi insabbiati dagli angloamericani per non disturbare gli equilibri del dopoguerra e mantenere a disposizione una classe dirigente utile alla crociata anticomunista della nuova Italia democratica. Successivamente, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, altri studiosi hanno pubblicato importanti ricerche sui crimini di guerra fascisti. Arrivando solo oggi nelle librerie italiane, Le atrocità di Mussolini completa il quadro. Lo stile di Palumbo e la drammaticità degli eventi offrono un affresco tragico e illuminante di cosa è stata l’Italia fascista, un volto che le forze politiche eredi di quella stagione provano costantemente a rimuovere dalla memoria nazionale.
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mercato dell’amore. il capitalismo digitale delle app di dating (il)
15,00 € iva inclusaLe dating app sono diventate uno degli spazi digitali più frequentati del nostro tempo, fino a imporsi come il mezzo prevalente di incontro sentimentale. Un cambiamento storico e sociologico di cui Rosa Fioravante indaga non tanto gli impatti sulle relazioni quanto le cause. Cause sociali, come il restringersi dei luoghi pubblici di aggregazione e l’assenza di tempo, energia e denaro in un mondo del lavoro precario; e cause economiche, come i business model con cui il capitalismo delle piattaforme entra nelle sfere più intime dell’esperienza umana. La tecnologia delle app di dating si sviluppa in ambienti contigui a quelli in cui sono nati i social network, adotta strumenti algoritmici simili a quelli usati dalle piattaforme di consumo culturale, è commercializzata da corporation che funzionano con le stesse logiche dei grandi e-commerce. Le app fanno sentire gli utenti liberi di definire le proprie preferenze di potenziali partner, ma le possibilità di scelta sono strutturate da un algoritmo proprietario, opaco e non negoziabile. Allo stesso tempo adottano dispositivi interattivi che creano dipendenza, gestiscono in modo non trasparente dati iper-sensibili come quelli sull’orientamento sessuale e finiscono per cooptare a fine di profitto cause sociali come il femminismo e l’emancipazione di gruppi marginalizzati. Questo «mercato dell’amore» ha ormai un valore complessivo di miliardi di dollari ed è posseduto quasi interamente da un singolo grande gruppo. Facendoci passare dalla monogamia al monopolio.
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MISSIONE RISATA
15,50 € iva inclusaUna giornata qualunque si trasforma in un viaggio oltre i confini dello spazio quando Pera, Kenny ed Ely si ritrovano coinvolti in una missione segreta per salvare l’Universo. Tra pianeti bizzarri, creature imprevedibili e un nemico misterioso che opera nell’ombra, i nostri eroi scopriranno che l’umorismo può essere molto più di una risata… può essere la salvezza! Una nuova avventura a fumetti, piena di battute e freddure, firmata Pera Toons.
Età di lettura: da 7 anni.
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Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee. vol. 9: città
0,00 € iva inclusaNel nono numero di Arabpop, le Città del mondo arabo emergono come protagoniste vive nella letteratura e nelle arti: specchi di identità, memoria ed esilio, ma anche luoghi di fermento e riappropriazione. Dal traffico caotico di Baghdad alla quiete dell’antica Sana’a, passando per i caffè di Alessandria, le architetture ipermoderne del Golfo, gli atelier di Beirut, il porto di Giaffa, le bancarelle di Jabal Amman, le città del mondo arabo non sono semplici sfondi: sono protagoniste non sempre silenziose, motori narrativi, paesaggi emotivi, crocevia di esperienze e contraddizioni. Le città irrompono sulla scena con la riappropriazione degli spazi pubblici – piazze e strade dove esercitare il dissenso sono anche luoghi da cui ripartire per immaginare nuovi movimenti politici. Città insonni, ferite, città che portano addosso i segni della cancellazione coloniale e della sua costante riscrittura, centri nevralgici di idee, artisti e opere. Luoghi di incontro, di marginalità e di possibilità, le città che popolano le pagine di questo numero di Arabpop condividono una stessa tensione: quella tra radicamento e smarrimento, appartenenza e ghurba, conservazione e trasformazione.
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Contro la politica delle briciole. La mostruositrans e altre mitologie femministe
0,00 € iva inclusaÈ una notte di pioggia. Sotto una tettoia si radunano novelle Shahrazad. Sono creature mostruose: Gregor Samsa, il Minotauro, Cappuccetto rosso e molte altre. La mostruositrans è la loro attitudine. Discutono, si confrontano, riscrivono i copioni della narrazione sull’esperienza trans. Minano le fondamenta dei miti consolidati, si impegnano in un’archeologia delle tracce disperse, decolonizzano l’incubo del reale e diffondono sogni profetici. In costante oscillazione tra saggio, narrativa di speculazione, pamphlet e scrittura drammatica, Contro la politica delle briciole si fa forte del potere trasformativo dei racconti mitologici e letterari per contrastare la fissità dei rapporti di genere. Attraverso la riscrittura dei canoni, l’immaginario offerto da questo libro – che coinvolge e mobilita tutte le creature – si rivela premessa necessaria all’azione di un femminismo rivoluzionario. Se possiamo ri-raccontare i miti da prospettive altre, allora il finale non è scritto e possiamo immaginare un futuro diverso.
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Contro dizionario del confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo centrale
0,00 € iva inclusaNavigando in mare aperto bisogna sempre avere con sé strumenti per non andare alla deriva. Nell’oceano delle migrazioni contemporanee, solcato da fratture di classe, genere e provenienza, che come linee su una cartina tracciano confini tra chi può spostarsi comodamente e chi rischia la vita per sfidare frontiere militarizzate, anche le parole sono una scialuppa di salvataggio. L’Europa ha chiuso da anni i propri confini meridionali trasformando il Mediterraneo in un posto di frontiera, appaltandone il controllo a polizie nazionali e transnazionali o delegando colonialmente questa violenza strutturale ai governi autoritari di alcuni paesi di transito. Le persone la cui libertà di movimento è stata limitata hanno elaborato, ibridando lingue diverse o risignificando termini esistenti, un linguaggio non neutro – opposto alle retoriche occidentali criminalizzanti ed escludenti – frutto di scelte intrise di bisogni materiali, che restituisce il punto di vista di chi si sposta e il modo in cui il viaggio è vissuto, raccontato e nominato. Parole con cui chiamare alleati, luoghi e mezzi ma anche scovare nemici, pericoli e contraddizioni, descrivere forme di solidarietà e atti di violenza. Strumenti per conoscersi e riconoscersi tentando di rompere il confine. Il Controdizionario che le raccoglie è una bussola imprescindibile per chiunque voglia orientarsi nel mare delle migrazioni, intersecare le rotte e navigare insieme.
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Criminalità immaginate. Ripoliticizzare la questione mafiosa
0,00 € iva inclusaCriminalità immaginate. Ripoliticizzare la questione mafiosa
0,00 € iva inclusaCancro, virus, antistato. Nel dibattito pubblico sulla mafia sono varie le metafore usate per narrarla come un agente patogeno che corrompe un corpo sano. Questa lettura semplificatoria – comprensibilmente nata dalla devastante violenza delle stragi ma non sufficiente a descrivere il fenomeno nel suo complesso – ha inchiodato il movimento antimafia su contrapposizioni binarie: legalità e illegalità, onestà e corruzione, stato e criminalità organizzata. Il mondo della ricerca ha da tempo tratteggiato analisi della mafia più sfumate e complesse, esplorandone le dinamiche economiche e materiali, gli intrecci col capitalismo, i codici socio-culturali che producono forme di consenso, l’autorappresentazione identitaria dei gruppi mafiosi e delle élite con cui dialogano. Ciò non ha però inciso sul discorso istituzionale, incentrato su un approccio moralista e legalitario che, senza profondità critica, preferisce dipingere santini di eroi e vittime e additare lo stigma criminale piuttosto che indagarne la natura politica. Usare il concetto di «comunità immaginate» di Benedict Anderson per ripoliticizzare la questione mafiosa vuol dire guardare oltre il cliché del malavitoso armato e individuare immaginari e strutture concrete di un potere i cui fili sono mossi da imprenditori, professionisti e politici: la «borghesia mafiosa» che attraversa le nostre strade e, forte di un’egemonia fondata su clientelismo, e corruzione costruisce sistemi di governo che vanno ben oltre la violenza dei clan.
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Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee. Vol. 8: cose
0,00 € iva inclusaArabpop n. 8, dedicato al tema Cose, prova a capovolgere la prospettiva narrativa partendo dagli oggetti – materiali e immateriali – per esplorarne genealogie, trasformazioni e risignificazioni.
Ci sono cose che trascendono la loro dimensione materiale, caricandosi di significati simbolici potenti, come le immagini evocative della resistenza palestinese. Altre raccontano la tenace sopravvivenza di pratiche tradizionali sotto la pressione di un mercato globale; altre ancora testimoniano la riappropriazione e risignificazione di simboli ereditati da un passato coloniale. Ci sono oggetti ordinari che si trasformano in strumenti di solidarietà, riscatto e denuncia contro una classe politica corrotta; e altri che, nella quotidianità straordinaria del genocidio tuttora in corso a Gaza, hanno acquisito nuovi significati e usi.
Dalle montagne del Rif marocchino, passando per Tunisi, Gaza, Il Cairo, il Libano e la Siria, Cose propone una lettura del mondo arabo in cambiamento attraverso una lente inusuale.
Questo numero include anche uno speciale dossier, Un’eternità disfatta, dedicato alla Siria: un’esplorazione della scrittura e dell’archivio come atti affettivi e politici, come rifiuto di abbandonare la memoria al silenzio che la repressione ha cercato di imporre. -
Algoritmi dell’oppressione. Come i motori di ricerca favoriscono il razzismo
0,00 € iva inclusaGoogle è sinonimo di accesso al sapere e neutralità in tutto il mondo. Ma quando i risultati di una ricerca inneggiano al suprematismo bianco o al nazismo si tratta davvero di errori o del semplice riflesso di una società violenta?
Algoritmi dell’oppressione affronta, attraverso le lenti del femminismo nero, i falsi miti che hanno ammantato di un’aura di tolleranza Google e altre imprese digitali che traggono profitto dal razzismo e dal sessismo.
Sottoporre a critica il potere dell’algoritmo è urgente. In gioco c’è l’idea di un’informazione non commerciale, il diritto all’oblio delle nostre tracce online e la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, rispetto alla quale prevale un ingenuo ottimismo. Ripartire dalla prospettiva delle comunità che sono più penalizzate dalle logiche del capitalismo digitale, come quella afroamericana, è un passaggio necessario per una lotta alle disuguaglianze all’altezza del presente. -
Arabeschi
18,00 € iva inclusaNon è possibile sapere se il narratore di questa storia abbia ereditato «la corrente d’aria nel cervello degli Shammas» che la nonna Alia attribuiva agli uomini della famiglia bramosi di avventure al di là dell’oceano. Sappiamo però che si è messo sulle tracce di un bambino scomparso a Beirut ancora neonato. Che ha visto suo padre, calzolaio, tentare la fortuna con una «scarpa perfetta» proprio quando la Palestina cadeva sotto l’occupazione israeliana nel 1948. Che potrebbe sorprendere un giorno il maestoso gallo dalle piume color porpora che custodisce l’ingresso di una grotta dove, si dice, i Crociati hanno nascosto un’enorme fortuna, proprio al di sopra del villaggio di contadini in cui è cresciuto. Anton Shammas è autore, fino a oggi, di quest’unico romanzo, il primo scritto in ebraico da un palestinese. Unica è anche la sua mescolanza di generi – l’autobiografia, la saga familiare, l’epica popolare, la farsa – che oltrepassa in più direzioni i confini tra vita e letteratura. “Arabeschi” è un libro prodigioso, in grado di mostrarci un modo del tutto originale di narrare la Palestina, abitando più di una lingua.
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Improvvisazioni funk. Un dialogo contemplativo
15,00 € iva inclusaIn queste “Improvvisazioni funk”, due delle più importanti voci della cultura radicale nera conversano faccia a faccia, nella stessa stanza, sui temi della maschilità, dei rapporti di genere nei movimenti politici, della psicanalisi, del desiderio, della malattia e della morte. Non è un esercizio minore: è il più alto tentativo di produrre un sapere utile, realmente trasformativo. Abbandonando la forma del saggio critico, Bell Hooks e Stuart Hall ci invitano a entrare in un «contesto di fiducia» in cui ripercorrono le proprie traiettorie di classe e migrazione con una schiettezza che sorprenderà anche le lettrici e i lettori a loro più affezionati. Riflettendo apertamente sui «confini generazionali, strategici e di genere», scrive Paul Gilroy nella prefazione, queste pagine tracciano oggi «un esempio pratico e pedagogico» per sfuggire all’alternativa tra il narcisismo dei social network e il grigiore dell’accademia.
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L’ascaro. Una storia anticoloniale
15,00 € iva inclusaTequabo, un giovane eritreo di buona famiglia, decide di arruolarsi nell’esercito in cerca di fama. L’esercito è quello di una potenza coloniale, l’Italia, che da anni occupa il suo paese. Un treno lo porterà da Asmara fino alla costa del mar Rosso, e da lì proseguirà in nave verso nord tra lo stupore per la scoperta di popolazioni, città e paesaggi nuovi. Quando però raggiungerà il deserto e si unirà alla sanguinosa campagna militare italiana per la conquista della Libia, per Tequabo il viaggio si trasformerà in un incubo in cui scoprirà l’asprezza del suo duplice ruolo di colonizzato e di strumento di un’altra colonizzazione. Terminato nel 1927 – ancor prima dell’espansione fascista in Etiopia – da un brillante religioso eritreo che aveva sfruttato i canali ecclesiastici per acquisire una formazione cosmopolita, “L’ascaro” è allo stesso tempo un tassello importante della storia letteraria africana e una testimonianza unica sul colonialismo italiano. In una singolare mescolanza di cultura popolare e riferimenti eruditi, il testo di Ghebreyesus Hailu qui tradotto dall’originale tigrino offre non solo una denuncia della brutalità coloniale, in un momento ancora vicino ai fatti, ma anticipa le riflessioni postcoloniali sugli effetti psicologici del colonialismo. Pubblicazione nata dalla collaborazione con Alessandra Ferrini nel contesto del progetto Unruly Connections (Ar/Ge Kunst, 2022). Prefazione di Maaza Mengiste. Postfazione di Alessandra Ferrini.
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Capitale animale. Biopolitica e rendering
20,00 € iva inclusaCapitale animale esplora un ricco campionario di fatti culturali e materiali riguardanti il rapporto degli esseri umani con le altre specie: le visite turistiche agli impianti di macellazione (e il loro sorprendente legame con il cinema delle origini); gli spot in cui gli animali simboleggiano la promessa di un mondo incorporeo e indolore; le gerarchie coloniali che i media usano per raccontare la prossimità tra specie alla base delle pandemie. Il capitale animale ha due facce: quella del mattatoio e quella della pubblicità – dove un animale esotico ci sorride in una rassicurante versione digitale. Nicole Shukin espone contraddizioni profonde muovendosi tra studi culturali, storia dei media e critical animal studies: un’ampia rappresentazione delle dinamiche materiali di dominio sulla vita (animale e umana) e della produzione simbolica che costantemente tenta di occultarle.




















